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Quanto vale quello che compri?

Ciao in questi giorni ci sono i saldi e anche San Amazon de’ no’ poracci ha lanciato il super h48 in cui, se sei iscritto al servizio Prime, ti fa tanti tanti tanti sconti.

Contemporaneamente Etsy chiede a noi venditori l’ulteriore sacrificio di togliere le spese di spedizione, o meglio, di far finta di farlo per allinearsi e fare concorrenza ad Amazon. Ha inventato un tool (strumento) che ti aiuta a spalmare i costi di spedizione sui tuoi oggetti.

Stavo scrivendo un pippone su come lo farà, ma mi stava venendo l’ulcera, di fatto penalizzerà chi non si adatta a questa nuova situazione, ti metto il link qui

Di fatto Amazon ha introdotto il concetto che, non importa cosa compri, l’importante è pagarlo poco e possibilmente senza spendere per la spedizione. Ovviamente tutto da lui.

A questo altare vengono immolati tutti:

  • i negozi di quartiere che iniziano anche loro a vendere on line per aumentare il loro bacino di utenza, la quale altrimenti va a comprare su Amazon (vedi il negozio di ferramenta, di giocattoli, di prodotti per la casa, bellezza ecc….)
  • tutti quelli che vendevano on line già prima
  • ovviamente gli artigiani
  • presto anche chi vende cibo (pizzerie, ristoranti ecc..)
  • chi lavora per AMAZON e deve rispettare le linee guida (se non fai pipì è meglio)
  • i corrieri, che per lavorare devono sottostare alle condizioni dettate da Amazon (consegna entro 24H dall’Uzbekistan!!!!) sennò le penali si sprecano. E sicuramente capiterà che qualche spedizione non arrivi come previsto, ma anche li Amazon ci guadagnerà anzichè rimetterci.
  • chi produce. Se devi svendere la roba, il lavoro deve costare poco, e i materiali devono essere economici

L’importante è fare soldi. I clienti sono soddisfatti? Ma si, forse per i 5 minuti in cui ricevono l’oggetto, poi arriva la stanchezza la noia e tornano a cercare altro, tanto costa poco, tanto te lo portano a casa, tanto lo puoi restituire.

Ma si, che ci importa dell’inquinamento causato da questo via vai di merci, dei lavoratori con il cronometro al braccio, della grande quantità di imballi sprecati (noi a Roma ne sappiamo qualcosa di spazzatura in esubero), dei piccoli negozi che chiudono e le serrande abbassate per le strade.

Al di la di tutta questa manfrina, il nocciolo del problema non tocca minimamente chi ama navigare come un drogato tra i vari prodotti senza nemmeno vedere da dove partono, che strada faranno, quanti paesi attraverseranno, ne come sono stati prodotti (questo prolema poi è un altro paio di maniche).

La domanda che ti faccio io è: dopo tutto questo, cosa ti ritrovi tra le mani? L’oggetto che hai comprato è di qualità? È unico? Ti renderà davvero felice di averlo, ti aiuterà a fare qualcosa o diventerà l’ennesimo oggetto buttato in un cassetto? Sarai felice di averlo o ti dimenticherai di averlo mai comprato e magari non lo userai mai?

Questa è la mia domanda. Perchè se un marketplace come Etsy, che era nato per valorizzare artigianato e vintage ora obbliga i suoi venditori a questi e altri trucchetti pur di vendere, che esclude alcuni per privilegiare chi si adatta e sottostà a queste nuove metodiche, mi viene da pensare che non importa il cosa, ma il quanto si compra.

E a me di riempirmi casa di monnezza non va proprio. A te?

Dopo il decluttering di un paio di anni fa, i miei acquisti sono dettati dalla necessità. Finisco un prodotto! Mi serve? Lo ricompro. Posso farne a meno? Ciaone. Un abito si consuma, ne cerco uno che lo sostituisca e mando al riciclo quello vecchio. Ho una confezione di pennarelli, alcuni si stanno asciugando, beh finchè non smetteranno tutti di scrivere io non li butterò via (anzi se conosci un metodo per rianimarli fammi sapere).

Guardo la mia scrivania ingombra di roba, materiali, quaderni, appunti, prototipi, avanzi di vetro. È un gran casino, ma ognuna di quelle cose l’ho presa per un motivo. Purtroppo alcune non hanno funzionato come speravo, ma prima di buttarle o di ricomprarne altre voglio dargli un altra possibilità.

I miei gioielli poi, non entrano quasi più nel mio portagioie. Se si rompono irrimediabilmente li butto e basta, recuperando quello che posso, ma ognuno di loro ha una storia, un ricordo, so chi li ha fatti!!!!

È come quando da piccole, nostra madre o nostra nonna, o una zia dalle mani d’oro ci cuciva qualcosa. Quel vestito passava da un membro della famiglia all’altro, aveva più valore degli altri perchè c’era l’affetto di chi l’aveva cucito dentro.

Ti racconto la storia del vestito blu con i papaveri.

Il vestito blu con i papaveri sul bordo della gonna lo indossò per prima mia zia Gina, il giorno del matrimonio di mia madre. Era il 1972 e mia zia aveva circa 10 anni. Pochi anni dopo, quando ormai non poteva più metterlo per le occasioni (e solo per quelle), è passato a mia cugina Maria Bonaria e poi a sua sorella Giusy. Da loro è passato a me, e poi a mia sorella che all’epoca in cui il vestito era stato acquistato non eravamo nemmeno nate. Erano gli anni 80. Poi credo sia passato ad altre cugine più piccole (mia nonna ha sfornato 9 figli, metti una media di una femmina per ognuno, ma anche di più) figlie del fratello minore di mia madre.

Questo abito ha attraversato 10 anni circa passando minimo per 5 o 6 bambine. Tutte o quasi abbiamo una foto dove lo indossiamo. Quando mia sorella aveva l’età di 10 anni, me la ritrovai nella foto del matrimonio di mamma. Rimasi un attimo sconcertata. Come faceva Giorgia ad essere al matrimonio dei miei se è nata 4 anni dopo? Era Gina ovviamente, a quell’età si somigliavano molto.

Ecco una cosa, che difficilmente l’acquisto compulsivo ed inconsapevole non può darti e anzi sta togliendo a tutti. La memoria. La memoria e la storia delle cose. Il valore che hanno e che gli diamo.

Non hanno valore perchè chi le produce non ha valore, viene pagato pochi spiccioli e si trova in semi schiavitù. Chi lo impacchetta e lo trasporta sta poco meglio. Il loro lavoro, non vale niente. Chi acquista vale altrettanto poco, se non compra non conta, non estiste.

Tutte le parti coinvolte valgono solo nella misura dei soldi che fanno entrare nelle casse di queste mega aziende.

Quindi quando acquisti, decidi quanto vali. Cosa ti meriti. Io mi merito un vestito blu con i papaveri. 

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