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GIOIELLI TRADIZIONALI – Gli anelli sardi

Torna la rubrica dei gioielli tradizionali anche questo mese. Ti sto facendo girare la Sardegna, per scoprire la sua ricca cultura del gioiello. Lo scorso mese ti ho parlato del Bottone sardo, oggi parliamo degli anelli.

Dico anelli perchè, oltre agli anelli normali, nella tradizione sarda ci sono degli anelli speciali legati a momenti specifici della vita dell’individuo alcuni distinti per genere, riservati solo alla donna o all’uomo alcuni venivano regalati, non potevi comprarteli da sola e in molti casi ho trovato intrecci con altre tradizioni, non solo italiane.

Prevalentemente erano in oro e argento alcuni modelli con pietre, non sempre preziose e spesso legate a credenze e tradizioni, la pietra cambiava a seconda della protezione che si voleva avere insomma. Anche le forme a volte avevano una funzione specifica simbolica o di protezione.

Gli anelli giunti fino a noi sono la fusione non solo di credenze popolari ma delle numerose invasioni e dominazioni subite dalla Sardegna, da fenici e romani in antichità, da spagnoli, arabi, piemontesi (quindi anche con influssi francesi) nei secoli più recenti, senza contare poi le inevitabili contaminazioni legate al fatto di essere un’isola che si trova in mezzo al Mediterraneo che intratteneva rapporti commeciali con numerosi paesi.

Alcuni nel tempo hanno perso il loro significato, nel senso che pur esistendo ancora nella tradizione, si è persa la conoscenza dei significati, inoltre la possibilità di spostarsi più facilmente ha fatto migrare alcune tradizioni tipiche di alcuni territori molto definiti, in altre località e in tutta l’isola. Altrettando difficile a volte è stabilire il nome di alcuni modelli, che da una zona all’altra assumevano lo stesso nome pure essendo diversi e viceversa, essendo uguali erano chiamati in maniera diversa. Questo spiega anche perchè l’uso che se ne faceva cambiava da una zona all’altra. Alcuni erano per i matrimoni, altri per i findanzamenti e altri per altre cerimonie. Di solito tutti indistintamente servivano a definire lo status di chi li indossava e ovviamente più ne avevi e più erano preziosi, più eri di rango elevato.

Anello con corniola

SA CORNIOLA: Un anello molto bello che ho sempre adorato è Sa Corniola, un anello a sigillo con inciso un profilo, spesso con testa di guerriero ( Marte o Minerva) realizzato con questa pietra. Nella zona di Orosei e nel Nuorese sono molto diffusi e quasi ogni donna ne ha uno ancora oggi.

Per chi non poteva permettersi la corniola si poteva sostituire con il granato o addirittura con delle paste di vetro colorate con ossidi. Oggigiorno, anche chi può acquistare cose più preziose, li sceglie per il valore storico e il valore folcloristico.

Le pietre sono incastonate generalmente con la tecnica “a notte” dove spesso la colorazione della pietra è ottenuta collocando sotto essa, sul fondo dell’incastonatura, delle lamine colorate. Altre tecniche d’incastonatura diffuse sono quelle a dentelli ripiegati e a bordi ribattuti sulla pietra incastonata.

Altri anelli simili a sa Corniola per aspetto sono i Camei realizzati con varie pietre oltre che con la madreperla, altri “cun cara de coraddu” ( faccia di corallo, cammei di corallo) o  “lu camafè” in gallurese  cioè cammeo , dallo spagnolo camfe.

Vi erano anelli con opercolo di gasteropode marino del genere Turbo rugosus (“occhio di Santa Lucia”), piccole conchiglie che si trovano facilmente nelle spiagge della Sardegna. Oggi giorno nelle gioiellerie sarde sono usate per fare di tutto, ciondoli, orecchini ecc…

A Bitti, oltre a sa corniola, sa cara ’e coraddu e s’aneddu ’e vassa è presente s’aneddu a silluru, di forma ovale o rettangolare, con incastonata una pietra di vetro di colore vario; normalmente veniva donato alla donna dal fidanzato, ma, negli ultimi tempi, anche dalla madrina. Al sud dell’isola, nel Sarrabus, erano molto diffusi gli anelli in oro con pietre e coralli e quelli con castone a piastra con incisa una “R”, di cui s’è fatto prima cenno.

 

SA MANINFIDE: Cercando questo anello l’ho trovato in varie versioni un po’ ovunque in Italia ed in Europa, ma magari di questo te ne parlo su altri post.  In Sardegna era assai frequente, in occasione della cerimonia del fidanzamento. Era il dono alla futura sposa e raffigurava, sul castone, due mani che si stringono; questo anello, che raffigura la dextrarum iunctio, era molto diffuso già in età romana (forse per questo lo troviamo dall’Irlanda alla Sicilia con significati simili). Lo stesso simbolo si ritrova nell’oreficeria rinascimentale fiorentina e nell’Europa occidentale in genere, a partire dal XVII secolo. Ma non era l’unico anello usato per il fidanzamento. L’anello viene menzionato anche da Vittorio Angius il quale, descrivendo le usanze nuziali galluresi, sostiene che, al momento della celebrazione delle nozze, lo sposo infilava nel dito della sposa il man’e fidi (mano e fede), oppure un altro tipo di anello, arregoldu (ricordo), consistente in un «semplice cerchietto d’argento con la forma d’un cuoricino, nel quale è incastrata o una gemma rossa, o un granello di corallo». Per il paese di Ollolai è infine documentata la diffusione di un anello con incastonata una rappresentazione di manufica in corallo rosso. Mi è capitato di vedere ( e credo di aver avuto) un anello simile dove le mani si aprivano e sotto era nascosto un cuore.

FEDI: Le famosissime fedi sarde sono molto simili ad anelli del napoletano, dell’Abruzzo ( se ne trovano alcuni al Museo trad. popolari italiane di Roma) e secondo alcuni studiosi sono un revival neoclassico di ori etruschi e ellenistici, attuato nell’ambito del neoclassicismo.

LA FEDE SARDA: Quella più conosciuta oggi giorno è quella con la lavorazione a granulazione, che poi ha delle varianti da zona a zona. Nel nuorese la granulazione ricopre tutto il fronte dell’anello e poi può variare nell’altezza dell’anello da due a più file di granuli. Oppure può essere larga sul davani e assottigliarsi sul retro. Quella campidanese invece è quasi sempre con una parte frontale più alta e lavorata non solo con granuli ma anche con delle volute simili a foglie o petali sui bordi. In alcuni casi poi possono essere presenti al centro piccoli grani di corallo. Tornando al discordo del simbolismo accennato all’inizio ad esempio la fede sarda realizzata in filigrana e ricoperta di granuli ricordava appunto dei semi ed era quindi simbolo di fertilità e prosperità. Veniva regalata dallo sposo alla sposa che la indossava all’anulare sinistro. Essendo realizzata in filigrana ovviamente era soffusa dalla magia delle janas, che “filavano” i metalli per realizzare questi amuleti per gli umani.

 

 

Mia zia, la più piccola delle cinque sorelle e dei 9 totali nella famiglia di mia madre, mi diceva sempre che quella che ti ho appena descritto non era la vera fede sarda. Che la fede sarda era un anello semplice con una piastra quadrata sul davanti con le iniziali incise. Sinceramente io non l’ho mai visto, e quindi pensavo si confondesse con qualcos’altro.  Ora posso dichiararlo pubblicamente

MIAZIA c’avevi ragione tu!

Al paese di mia madre questo anello si chiama S’ARRE ma è noto (ovviamente!!) con altri nomi per tutta l’isola.

Fonte Sardegna digital library

ANEDDU E PRANCIA: Nel nuorese (ma anche a Ittiri) è diffuso un anello massiccio, con castone piatto in cui sono incise le iniziali dello sposo (detto “aneddu ‘e prancia” o “mazzette“) o la lettera “R” (ricordo). Ci sono tradizioni diverse da zona a zona, in alcune l’anello veniva donato dal fidanzato alla fidanzata il giorno del fidanzamento infatti da alcune testimonianze antiche  era «obbligo regalare un anello d’oro con le iniziali incise, l’aneddu di la fidi. Spesso, infatti, per esprimere che Tizio si è fidanzato con Caia, si dice semplicemente che l’ha datu l’aneddu», in altre era usato some fede il giorno del matrimonio.

ANELLO A GIARDINETTO O ANEDDO E PUNTA: Cambiando zona dell’isola troviamo un altro tipo di anello per il matrimonio ed il fidanzamento. Ad Oliena  si usa l’anello detto “a giardinetto” (aneddu giogàu) mentre, ad Orgosolo, il corrispondente gioiello (aneddu ’e punta) viene regalato dall’uomo in occasione della cerimonia di fidanzamento.  Ci sono anche notevoli variazioni (più nella sostanza che nell’apparenza) sui materiali e la quantità di pietre usate. Gli anelli delle donne appartenenti alle classi più abbienti avevano incastonate 12 pietre policrome (aneddu ’e doichi predas), ma se non eri molto ricca le pietre diminuivano o erano meno preziose.

Variava anche il rituale di come e quando veniva donati questi anelli, ad Ollolai era la madre dello sposo che regalava alla nuora il giorno del matrimonio un anello (con diamante possibilmente) con pietra incastonata di vario colore: rossa (perda ’e inu = pietra di vino), verde (perda virde) o granato (perda granata). Già immagino la scena, di sicuro la cosa era fatta in modo da dare maggior risalto possibile al tutto, e ovviamente l’anello era messo bene in vista, proprio per elevare socialmente non solo la sposa, ma soprattutto la famiglia dello sposo che si era potuta permettere di fare un dono tanto prezioso. Al figlio primogenito era invece donato un anello con più pietre incastonate.

Come abbiamo visto la maggior parte di questi anelli erano legati al matrimonio o al fidanzamento (a volte i due riti si confondono) e al “dono” ( erano donati anche al momento del battesimo, della cresima, della comunione ecc) non a caso vengono definiti anche, in gallura, “arregoldu” = a ricordo.

Anelli molto diffusi e di cui ho trovato vari accenni sono quelli a sa franzesa, l’unica cosa che mi è chiara è che avevano delle pietre e quindi forse era un altra definizione per quelli a giardinetto o come s’aneddu e puntas orgolese. E’ chiaro il richiamo ad una presunta somiglianza a degli anelli in stile alla francese.

Altri erano semplici lorigas de poddighe (cerchi) alcuni anelli recavano inciso l’Agnus Dei (potente mezzo apotropaico) altri hanno incisioni o sbalzi rappresentanti la Madonna o cuori e chiavi (simbolo della buona massaia che amministra la casa).

Ma insomma questi qui quanti anelli avevano? Diversi! Per quanto attiene alla dotazione di anelli della donna orgolese è da notare che l’anello “a giardinetto” (aneddu ’e punta) e quello con castone a piastra inciso (aneddu de mazzette) venivano regalati dallo sposo alla donna al momento del matrimonio. Era abbastanza comune indossare molti anelli contemporaneamente, quindi oltre a quelli donati a ricordo da padrini e madrine c’erano poi ovviamente quelli di fidanzamento e la/le fedi! Molte di queste usanze sono state ricostruite da documenti dell’epoca, diari di viaggiatori che raccontavano di donne, anche non particolarmente nobili o ricche, spesso riccamente addobbate di gioielleria, oppure dai testamenti dove venivano elencati i vari beni. Spesso i gioielli erano in argento, qualcuno in oro, ma non sempre le pietre erano tutte vere.

Abbiamo finito? In effetti no, ho dovuto fare una schematizzazione, anche un po’ arbitraria, di un reticolo di usanze e tradizioni, che sono cambiate nei secoli. I gioielli raffigurati in queste immagini sono prevalentemente antichi, tratte dal sito della Regione Autonoma di Sardegna e dalla sua Libreria on line e moltre informazioni le ho tratte dal libro “GIOIELLI Storia, linguaggio, religiosità dell’ornamento in Sardegna”  che ti ho già consigliato nel post sui bottoni.

Altre informazioni sono tratte dal forum Gente di Sardegna , inoltre durante le ricerche ho trovato altri siti e fonti come Pizzo Cipria e Bouquet e il video sopra della Gioielleria Pirisi. Inoltre ringrazio Gianni Careddu per l’immagine di copertina con le quattro donne con costume tradizionale di Bitti

Ci tengo più che mai a citarti le fonti perchè quello che ho riportato è un millesimo di quanto ho trovato e ti invito ad andare ad approfondire perchè credimi ti brilleranno gli occhi!

Bene, mi metto subito al lavoro sul prossimo post dedicato ai gioielli tradizionali, per qualche mese ancora dovremo soffermarci sulla Sandegna, tante sono le cose di cui devo parlarti, ma se hai da consigliarmi qualche usanza della tua zona, scrivimi nei commenti.

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